Genova…molo Giano.. negato l’accesso ai rappresentanti del Il Mondo che Vorrei

Erano arrivati a Genova per commemorare la morte di nove persone che la sera del 7 maggio 2013 persero la vita quando la nave Jolly nero abbatteva la Torre Piloti di Molo Giano. Proprio in questo punto le autorità portuali hanno negato l’accesso all’ultimo tratto ai rappresentanti del Il Mondo che Vorrei dicendo: “non potete passare per motivi di sicurezza” . Immediata la reazione dei presenti “per uno striscione con le foto delle vittime di Viareggio si parla di sicurezza e cinque anni fà dove era la sicurezza.” Come ogni anno alcuni familiari delle vittime vengono a Genova per ricordare i loro cari. Adele Chiello, madre del giovane marinaio della Capitaneria Giuseppe Tusa si lamenta per la scarsa sensibilità delle autorità:
“Nonostante le varie richieste per una fiaccolata in memoria di nove lavoratori, mi hanno permesso solo un corteo senza fiaccole e stendardo. In pratica a Genova la commemorazione deve avvenire sottotono, mentre l’evento per la ricostruzione della nuova Torre può essere comunicato dando largo spazio e visibilità”.
A cinque anni dalla tragedia Adele Chiello aveva chiesto di poter fare una fiaccolata.Ma la Capitaneria precisa: “Le modalità sono ancora da definire. Onoreremo i caduti come abbiamo sempre fatto. Il processo contro l’equipaggio e il pilota del porto si è concluso con pesanti condanne ma con l’assoluzione del dirigente della compagnia Messina. A ottobre partirà l’appello. Sono invece in corso le udienze preliminari nei confronti degli indagati per la collocazione in quel punto della Torre e per le presunte negligenze dei datori di lavoro. La procura ha aperto un terzo filone sui cosiddetti certificati facili che vede indagati tecnici del Rina, ufficiali della Capitaneria e manager di compagnie di navigazione.
La signora Chiello ha scritto a Repubblica anche questa lettera che pubblichiamo:
“Genova crollo Torre VTS, molo Giano 7 Maggio 2013 ore 22:59,42 secondi, una data di cui si dovrebbe avere memoria di una tragedia immane. Memoria della morte di nove lavoratori che hanno dato un gran contributo a questa società, al porto di Genova, cuore pulsante della città. Sono solo trascorsi cinque anni, ed è già calato il silenzio totale su questa tragedia, la cui memoria fa terribilmente paura. L’Italia tutta ricorda i propri morti, ma proprio nel luogo del terribile evento viene volutamente dimenticato, ci si gira dall’altra parte, per non guardare la realtà di ciò che è accaduto e soprattutto perché è accaduto. Il silenzio non è indice di trasparenza, seppellire la verità con le sue vittime, i loro nomi e la loro memoria non è dignitoso. NON DIMENTICHIAMOLI…. Giuseppe, Gianni, Davide, Daniele, Marco, Michele, Maurizio, Francesco, Sergio”.

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