Il Processo

A 10 anni dalla strage di Viareggio, i familiari delle 32 vittime aspettano ancora giustizia. Il 20 giugno 2019 la Corte d’Appello di Firenze pronuncerà la sentenza di secondo grado, dopo la quale si dovrà attendere ancora quella definitiva della Cassazione. Intanto i reati di incendio colposo e lesioni colpose plurime gravi e gravissime sono caduti in prescrizione. Restano in piedi le accuse di omicidio colposo plurimo e disastro ferroviario. I familiari sono presenti a ogni udienza, da 6 anni a questa parte, e con loro le vittime, i cui volti campeggiano sulle magliette stese, una per sedia, rivolte verso i giudici, per ricordare sempre chi sono i protagonisti di questo processo.

Ci sono voluti oltre 4 anni per giungere a un processo per il disastro ferroviario del 29 giugno 2009, quando un treno, carico di gpl, deragliò all’altezza della stazione di Viareggio, alle 23:48. Una cisterna si squarciò urtando contro un pezzo della ferrovia e provocando l’uscita del gpl, che divenne subito gassoso e si espanse molto rapidamente: dopo 180 secondi, un boato risuonò in tutta la città e un incendio esplosivo, detto flash fire, avvolse case e strade intorno alla ferrovia. Trentadue persone, tra cui tre bambini, morirono soffocate o bruciate vive, mentre si trovavano nella sicurezza delle loro case. L’ultima vittima è spirata dopo 6 mesi di agonia.

L’inchiesta della procura di Lucca, affidata ai pm Salvatore Giannino e Giuseppe Amodeo, è durata molto, sia per la complessità della materia, così strettamente tecnica, sia per il coinvolgimento di numerose società, alcune delle quali straniere, elemento che ha richiesto un notevole sforzo di traduzione per gli inquirenti.

Tra il 7 marzo 2011 e il 4 novembre 2011 a Lucca si è svolto l’incidente probatorio, volto a ricostruire la dinamica dell’incidente. Nessuno dei 38 indagati era presente. I periti del giudice per le indagini preliminari Simone Silvestri, gli ingegneri Dario Vangi e Riccardo Licciardello, hanno accertato che il deragliamento fu causato dalla rottura dell’assile per “fatica” e che la cricca era già presente quando l’assile fu montato sul carro cisterna.

Il 13 novembre 2013 è iniziato il dibattimento del processo di primo grado, che si è celebrato nel polo fieristico di Lucca, adatto a contenere un gran numero di imputati (33 persone fisiche e 9 società, assistite a ogni udienza da una settantina tra avvocati tra i più prestigiosi d’Italia, consulenti, tecnici e assistenti) e parti civili (circa un centinaio). Il collegio, presieduto dal giudice Gerardo Boragine e composto anche da Nidia Genovese e Valeria Marino, ha deciso fin dall’inizio di chiudere le porte a telecamere e fotografi per le oltre 140 udienze che hanno preceduto la sentenza di primo grado, letta il 31 gennaio 2017. Questa decisione ha contribuito a spegnere i riflettori sul processo da parte dei media nazionali, nonostante quello per la strage di Viareggio sia il più importante processo per la sicurezza ferroviaria mai celebrato in Italia, che ha portato alla luce carenze nella manutenzione e nel sistema di gestione e valutazione dei rischi nel trasporto di merci pericolose su ferrovia, come hanno evidenziato le oltre 1000 pagine di motivazione della sentenza.

Il 13 novembre 2018, a 5 anni di distanza dall’inizio del processo di primo grado, è stato dato il via al processo di appello presso la terza sezione penale della Corte d’Appello di Firenze. Nel frattempo, l’imputato che, per l’ordine alfabetico, dava il nome al processo, Salvatore Andronico, è venuto a mancare e non potrà difendersi in appello. Come prima cosa, gli avvocati della difesa hanno chiesto l’annullamento della sentenza di primo grado, perché pronunciata da giudici, a loro modo di vedere, troppo vicini ai viareggini. La corte, presieduta dal giudice Paola Masi, affiancata dai colleghi Anna Favi e Giovanni Perini, ha negato la richiesta, scongiurando così la possibilità di dover ricominciare il processo daccapo, mentre la prescrizione continua a cancellare uno a uno i reati.

E’ da questo momento che l’imputato di maggior spicco, Mauro Moretti, condannato in primo grado a 7 anni come a.d. di Rete Ferroviaria Italiana, dopo oltre 140 udienze passate in contumacia, inizia a presentarsi in aula.

L’11 febbraio 2019 i pm Salvatore Giannino e Luciana Piras hanno avanzato le loro richieste di pena. Il 20 giugno 2019 è attesa la sentenza di secondo grado.

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