In Bulgaria un disastro fotocopia di Viareggio…

In Bulgaria un disastro fotocopia di quello di Viareggio. Ma da dieci anni l’Europa non decide

Un rilevatore potrebbe sventarle

VIA­REG­GIO Il gas che con­ti­nua a usci­re dalle ci­ster­ne de­ra­glia­te sa­ba­to e an­da­te a sbat­te­re con­tro i pali ai lati della linea fer­ro­via­ria e le con­ci­ta­te ore per de­ci­de­re l’e­va­cua­zio­ne degli abi­tan­ti di Hi­tri­no, in Bul­ga­ria, men­tre si con­ta­no i morti (7) e i fe­ri­ti (29), un bi­lan­cio de­sti­na­to a peg­gio­ra­re nel tempo. Come ha in­se­gna­to Via­reg­gio, il 29 giu­gno 2009: tren­ta­due morti, i fe­ri­ti an­co­ra oggi in cura per le ustio­ni ri­por­ta­te, un pro­ces­so che non si è an­co­ra chiu­so a tre anni dal­l’i­ni­zio. Im­ma­gi­ni che si so­vrap­pon­go­no lungo un’Eu­ro­pa che – dal 2007 a oggi – non ha an­co­ra sa­pu­to de­ci­de­re se ren­de­re o meno ob­bli­ga­to­rio il di­spo­si­ti­vo “de­tet­to­re” (cioè ri­le­va­to­re) di svio sui treni che tra­spor­ta­no in lungo e in largo merci pe­ri­co­lo­se. «La rete fer­ro­via­ria non è una ta­vo­la da bi­liar­do», è la frase sto­ri­ca del­l’av­vo­ca­to Ar­man­do D’A­po­te, di­fen­so­re del­l’ex am­mi­ni­stra­to­re de­le­ga­to di Fer­ro­vie, Mauro Mo­ret­ti, tra gli im­pu­ta­ti per il di­sa­stro di Via­reg­gio. E qual­sia­si ele­men­to lungo l’in­fra­strut­tu­ra può squar­cia­re una ci­ster­na, ha scrit­to la Di­re­zio­ne ge­ne­ra­le per le in­ve­sti­ga­zio­ni fer­ro­via­rie nella re­la­zio­ne d’in­da­gi­ne su quan­to ac­ca­du­to il 29 giu­gno di sette anni fa.

La con­se­guen­za è ine­vi­ta­bi­le: per evi­ta­re di ve­de­re le fiam­me, la de­va­sta­zio­ne, i lutti che oggi uni­sco­no l’I­ta­lia e la Bul­ga­ria è ne­ces­sa­rio che i treni che tra­spor­ta­no merci in­fiam­ma­bi­li, che pos­so­no esplo­de­re, o al­ta­men­te in­qui­nan­ti per l’uo­mo e per l’am­bien­te, mon­ti­no i di­spo­si­ti­vi an­ti­svio. Così che i con­vo­gli ven­ga­no messi in fre­na­ta au­to­ma­ti­ca al primo cenno di svio. Sem­bra fa­ci­le. Sem­bra ele­men­ta­re. Ma l’Eu­ro­pa ne di­scu­te da dieci anni senza aver preso una de­ci­sio­ne. Nel marzo 2009 la po­si­zio­ne del­l’E­ra (Agen­zia eu­ro­pea per la si­cu­rez­za fer­ro­via­ria) era così sin­te­tiz­za­ta: «I be­ne­fi­ci del­l’a­do­zio­ne dei de­tet­to­ri de­ri­va­no dalla ri­du­zio­ne dei costi le­ga­ti ai de­ra­glia­men­ti. Men­tre l’im­pat­to ne­ga­ti­vo è prin­ci­pal­men­te as­so­cia­to ai costi degli in­ve­sti­men­ti per equi­pag­gia­re i treni. A que­sti si ag­giun­ge la spesa per ade­gua­re il si­ste­ma fer­ro­via­rio alle nuove do­ta­zio­ni». Fuori dal lin­guag­gio tec­ni­co sono pa­ro­le che si­gni­fi­ca­no una cosa sola: soldi in più che le im­pre­se fer­ro­via­rie do­vreb­be­ro spen­de­re. E le fer­ro­vie eu­ro­pee – oggi chia­ma­te a strin­ge­re sulla si­cu­rez­za delle ma­nu­ten­zio­ni non più “fai da te” come da Di­ret­ti­va 798/2016 – sul­l’an­ti­svio pun­ta­no i piedi. No­no­stan­te che la man­ca­ta ado­zio­ne di que­sti di­spo­sit­vi sia uno degli ele­men­ti che com­pon­go­no i capi d’im­pu­ta­zio­ne della Pro­cu­ra di Lucca nel­l’in­chie­sta sul di­sa­stro fer­ro­via­rio di Via­reg­gio, anche l’I­ta­lia fa me­li­na.

Nelle scor­se set­ti­ma­ne il mi­ni­ste­ro dei tra­spor­ti (sot­to­se­gre­ta­rio Um­ber­to Del Basso De Caro) ha ri­spo­sto al­l’in­ter­ro­ga­zio­ne pre­sen­ta­ta alla Ca­me­ra da Diego De Lo­ren­zis (Mo­vi­men­to Cin­que stel­le): «L’I­ta­lia ha in tutte le sedi in­ter­na­zio­na­li so­ste­nu­to la ne­ces­si­tà di im­por­re l’in­tro­du­zio­ne degli stes­si sui carri fer­ro­via­ri per il tra­spor­to di merci pe­ri­co­lo­se». E «Tre­ni­ta­lia ha ac­qui­sta­to 100 de­tet­to­ri e sta ef­fet­tuan­do la spe­ri­men­ta­zio­ne in eser­ci­zio. I ri­sul­ta­ti si­no­ra con­se­gui­ti con­fer­ma­no la dif­fi­col­tà nella messa a punto del di­spo­si­ti­vo per se­le­zio­na­re i falsi al­lar­mi». Falsi al­lar­mi che, met­ten­do il treno in fre­na­tu­ra, fanno per­de­re mi­nu­ti pre­zio­si. Come più volte ri­suo­na­to nel­l’au­la del pro­ces­so al di­sa­stro fer­ro­via­rio di Via­reg­gio per bocca dei le­ga­li di Fs e delle sue im­pre­se. Un qua­dro de­ci­sa­men­te ben di­ver­so da quan­to, in­ve­ce, va ac­ca­den­do Ol­treo­cea­no. Dove – al­l’in­do­ma­ni del di­sa­stro di Lac-Mé­gan­tic (Ca­na­da) nel 2013, 42 morti in se­gui­to al de­ra­glia­men­to di un treno che tra­spor­ta­va pe­tro­lio – è stato im­po­sto il cam­bio di tutte le ci­ster­ne per que­sto tipo di so­stan­ze nel­l’ar­co di cin­que anni. Pren­de­re o la­scia­re, in nome della prio­ri­tà della vita umana.

di Donatella Francesconi   

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