Andria-Corato….Non solo errore umano…violazione regole di chi aveva ruoli di responsabilità nell’azienda.

Errore umano come “causa ultima” dell’incidente ferroviario che, il 12 luglio 2016, provocò 23 morti e 51 feriti sulla linea Andria-Corato di Ferrotramviaria.

Determinante è stata, infatti, la violazione delle regole da parte di chi aveva ruoli di responsabilità nell’azienda.

È quanto emerge dal dispositivo di 26 pagine con cui il Gup del Tribunale di Trani, Angela Schiralli, ha rinviato a giudizio 17 persone tra dipendenti, dirigenti e vertici della Ferrotramviaria spa, insieme a dirigenti di Mit e Ustif, oltre alla stessa società.

All’errore umano, si sono aggiunte – spiega il giudice – le concause derivanti dalla condotta di Porcelli, Lorizzo, Pistolato (quest’ultimo Dcc) in ordine alla consolidata abitudine della creazione di treni supplementari per evitare il ritardo dei treni, alla compilazione anticipata dei dispacci, al mancato controllo incrociato da parte del macchinista e capotreno, rivelatrici di un’abitudinaria omissione nell’eseguire i controlli basilari e nell’applicare i protocolli previsti dal regolamento per gli incroci tra treni su binario unico in regime di blocco telefonico».

Ma è al capitolo delle responsabilità dei vertici aziendali che il Gup dedica più spazio,

«Un obbligo di impedire l’evento scaturente da un potere impeditivo, il cui mancato esercizio conduce alla equiparazione della omissione con l’azione causale. E’ stato omesso di adempiere agli obblighi di informazione e formazione dei lavoratori, di segnalare i rischi ai propri superiori, di adottare o di concorrere ad adottare misure mitigative del rischio. Anche senza pretendere l’adozione di misure tecnologiche, gli imputati non si sono mai nemmeno adoperati per richiamare l’attenzione dei dipendenti sull’importanza del puntuale rispetto delle previsioni regolamentari, né di impartire disposizioni o favorire corsi di aggiornamento, nemmeno dopo il grave episodio occorso in data 21/10/2014 per cui fu aperto un procedimento disciplinare a carico del capostazione G.C. Evidentemente il sistema di protezione non ha funzionato nel 2016, come non aveva funzionato in precedenza a causa dei numerosi pericolati che si erano verificati nell’ultimo decennio, senza che ciò abbia destato allarme nei vertici aziendali».

 In particolare, riguardo al presidente e ad Gloria Pasquini (datore di lavoro), al direttore generale Massimo Nitti e al direttore di esercizio Michele Ronchi (delegati alle funzioni di sicurezza sul lavoro), e agli altri dirigenti preposti (Giulio Roselli, Antonio Galesi, Giandonato Cassano, Tommaso Zonno, Giuseppe Schiraldi, Vito Mastrodonato). 

Diversa è la posizione dell’ex amministratore delegato e presidente Enrico Maria Pasquini, che dismise ogni incarico a fine 2013.

<<Costui costituì già nell’anno 2004 le basi per una situazione omissiva protrattasi fino all’incidente del 12/7/2016» in quanto «preferì proporre alla Regione Puglia la riduzione dei finanziamenti destinati alla realizzazione del blocco automatico sulla linea Ruvo-Barletta, di fatto dimezzandone l’importo di circa 7 milioni di euro a 3 milioni da dirottare invece (…) all’acquisto di quattro elettrotreni. Non una tragica fatalità ha determinato l’evento disastroso del 12 luglio 2016, ma la consapevole violazione ad opera del datore di lavoro e degli altri dirigenti/preposti, all’interno di Ferrotramviaria spa, rivestendo ruoli apicali hanno poteri decisionali e di spesa – delle regole cautelari scolpite nel dpr 753/80, nel decreto legislativo 81/08 e nel contratto di servizio volte alla tutela della sicurezza dell’esercizio ferroviario e quindi dell’incolumità degli utenti »

Il Gup ha sottolineato che i due responsabili dell’Ustif Puglia, Calabria e Basilicata, Alessandro De Paola e Pietro Marturano , non assolvendo il dovuto ruolo di vigilanza e controllo, non impedivano che si verificasse il disastro del 12/7/2016». 

l responsabile della direzione generale del Mit per i sistemi di trasporto a impianti fissi e il trasporto pubblico locale, Virginio Di Giambattistaha omesso, tra gli altri adempimenti, didisporre l’adozione di misure mitigative, senza previamente porsi il problema di introdurre criteri adeguati per le statistiche sulla incidentalità per il tramite dell’Ustuf, necessari ai fini dell’analisi del rischio».

 Infine, il rinvio a giudizio della società per l’illecito amministrativo è spiegato con il fatto che i suoi vertici (cioè Enrico Maria Pasquini, Gloria Pasquini, Michele Ronchi e Massimo Nitti) «possano avere agito nell’interesse e a vantaggio della società Ferrotramviaria spa».

Il Gup Angela Schiralli, in conclusione, ha tenuto anche a sottolineare come: «in nessuno dei casi si è trattato di una imputazione azzardata ovvero scevra da un adeguato sostegno probatorio, ma è chiaro che, essendo un processo di elevata complessità tecnica, la fondatezza dell’ipotesi accusatoria dovrà essere accertata nella sede deputata».

 

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