Strage, ultimo atto il 31 gennaio

Sulla richiesta delle reti televisive la decisione del Collegio arriverà prima del 31

Un ultima voce della difesa, un’ultima udienza, il 31 gennaio. E poi la parola ai giudici del Collegio del Tribunale di Lucca che si riuniranno in camera di consiglio, per poi arrivare alla sentenza nel processo per il disastro ferroviario di Viareggio, il 28 giugno 2009, 32 morti.

Nell’udienza di ieri gli avvocato difensori degli imputati di Ferrovie e delle sue aziende si sono opposti a che in aula, al momento della lettura sentenza, vi siano le telecamere. Come richiesto al Tribunale dalle reti televisive nazionali e locali. I difensori degli imputati stranieri (Germania ed Austria) si sono rimessi alla volontà del Collegio presieduto da Gerardo Boragine, con i colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino. E così hanno fatto anche gli avvocati delle parti civili. Al termine dell’udienza il presidente Boragine ha deciso di riservarsi, comunicando che emetterà la propria ordinanza prima del 31 gennaio.

Dopo tre anni di dibattimento, il processo per la strage di Viareggio – che tale resterà nonostante le parole dell’avvocato Stortoni, ieri in aula («in bocca a dei giuristi mi indigna, mi offende come cittadino ancora prima che come avvocato») – arriva alla conclusione. Iniziato il 13 novembre 2013 è stato preceduto da un incidente probatorio molto controverso (2011) ed i cui periti (il Gip era Simone Silvestri) non sono stati ascoltati nel corso del dibattimento. E dall’udienza preliminare (2013, gup Alessandro Dal Torrione) che si è conclusa con la decisione di mandare tutti a processo: 33 persone fisiche e 9 società. Fondamentali, nel lungo iter giudiziario, le indagini della Procura di Lucca – sostituti Procuratori Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino (e l’allora Procuratore capo Aldo Cicala) – affidate alla squadra Polfer composta dall’ispettore superiore (Compartimento della Lombardia) Angelo Laurino e da Lorena La Spina, Paolo Cremonesi, Massimo Bartoccini. Importante per tutti, nella parte informatica e non solo, è stato il lavoro di Simone Giuli, aliquota Polfer in Procura. Al fianco della Procura, l’ingegnere e consulente Paolo Toni, dalla grande preparazione tecnico-scientifico alla quale unisce un cuore altrettanto grande ed una infinita capacità di insegnare formule e numeri a chiunque. A completare la squadra delle indagini Alfredo Zallocco e Riccardo Landozzi, entrambi ingegneri in forza alla Asl.

Tra gli imputati, per quello che resta il più grave incidente ferroviario dell’Italia del dopoguerra, i vertici di Ferrovie all’epoca dei fatti: l’amministratore delegato Mauro Moretti, oggi con lo stesso ruolo in Finmeccanica; l’ad di Trenitalia, Vincenzo Soprano; l’ad di Rete ferroviaria italiana, Michele Mario Elia. I quali, nei tre anni di udienze, hanno tenuto comportamenti processuali davvero diversi: Soprano spesso in aula, Elia che si è presentato in zona Cesarini, Moretti che non ha presenziato, non ha fatto pervenire messaggi, e quasi non ha più parlato di quanto accaduto quella notte maledetta sui binari a ridosso di via Ponchielli. Ci sono poi gli imputati stranieri, di Gatx Germania ed Austria e della Officina Jungenthal, oltre a quelli dell’officina italiana Cima riparazioni di Mantova. La pena più alta chiesta dalla Procura è per Mauro Moretti (16 anni) e – a seguire – si va dai cinque ai 15 anni (Michele Mario Elia).

Per tutti i reati contestati sono: disastro ferroviario, incendio colposo, omicidio e lesioni plurimi colposi, violazione delle normative sulla sicurezza Un iter giudiziario infinito nel quale ancora riecheggia la frase del pm Giuseppe Amodeo nell’aula gelata dell’incidente probatorio, nel novembre 2011: «Nessuno di noi si innamora di testi preocostituite». Ed allora, «ben venga la dimostrazione che la Procura ha sbagliato completamente obiettivo nell’individuare nel picchetto la causa dello squarcio. Ma questo deve essere scientificamente dimostrato. Vogliamo essere messi con le spalle al muro». E non è certo sostenendo che la cricca nell’acciaio era una novità assoluta che si può ritenere di avere convinto. Oltre ogni ragionevole dubbio.

di Donatella Francesconi

 

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