Testo del documento consegnato al governo

A seguito degli incontri avuti con i Ministri di codesto Governo e del documento consegnato ufficialmente il 30 Ottobre a San Giuliano di Puglia (allegato al presente comunicato). L’atto di consegna del documento ufficiale del Comitato Nazionale “NOI NON DIMENTICHIAMO” ha significato per noi una totale fiducia in un’azione certa, forte e decisa, che può permettere ai cittadini di tornare a credere nella Giustizia a tutela e garanzia di tutti. 

Con la speranza che questo governo sia coerente con quanto promesso e mantenga la parola data davanti ai molti familiari di vittime delle più grosse stragi consumate in Italia non per fatalità ma per accertata (fra cui anche quella del Il Mondo Che Vorrei).

Questo il testo integrale del documento:

Proposte in tema di prevenzione dei disastri colposi, di accelerazione dei relativi processi, di tutela dei familiari delle vittime e sulla prescrizione.

La presente proposta contiene la sintesi delle numerose sollecitazioni provenienti dalle Associazioni e dai Comitati delle vittime dei disastri colposi italiani, così come emerse nel corso degli incontri a livello nazionale tenuti il 30 novembre 2015, alla Sala del Refettorio della Camera dei Deputati, 18 novembre 2016 al Cinema Centrale di Viareggio e, da ultimo, sempre a Viareggio il 29 giugno 2018, in occasione del IX Anniversario della Strage di Viareggio e alla presenza di esponenti politici, fra cui il Ministro della Giustizia, On. Alfonso Bonafede, al quale la proposta viene presentata in virtù della disponibilità dal medesimo manifestata e con la ferma volontà, da parte dei Comitati, di verificarne – anche parzialmente – l’attuazione in occasione del Decennale della Strage di Viareggio che si terrà il 29 giugno 2019.

Le esperienze vissute dai singoli Comitati e dalle Associazioni consigliano di sintetizzare le molteplici proposte attraverso una suddivisione in quattro aree tematiche :

La prevenzione;

L’accelerazione dei processi;

La tutela dei familiari delle vittime

La prescrizione

La prevenzione dei disastri colposi

Vengono proposti, innanzitutto, interventi a sostegno della “cultura della prevenzione”, attraverso la previsione di una serie di incontri nelle scuole, affinché venga diffusa, nelle nuove generazioni, sia la conoscenza di quanto realmente accaduto in occasione dei disastri colposi verificatisi sul territorio italiano, sia la consapevolezza dell’importanza di normative capaci di limitare il verificarsi di simili disastri che potrebbero, in realtà, interessare chiunque, nell’ottica di non vanificare l’ingente perdita di vite umane che, finora, l’intera collettività ha dovuto sopportare. Sempre in tema di prevenzione, si richiede l’istituzione del “libretto (0 anagrafe) delle costruzioni” e l’intensificazione del sistema dei controlli e dei collaudi degli edifici pubblici ( quali scuole ed ospedali ) e degli edifici aperti al pubblico, mutuando – se del caso – l’esperienza, sperimentata in alcuni

Paesi, di esporre all’esterno degli stessi edifici le indicazioni contenenti il livello di sicurezza dei singoli fabbricati. Si propone, a tale riguardo, anche l’istituzione di un Osservatorio permanente sulla sicurezza, con la partecipazione necessaria di componenti dei Comitati e dalle Associazione delle vittime dei disastri colposi e con il compito di segnalare specifiche proposte legislative in tema di sicurezza negli edifici pubblici, sui luoghi di lavoro e in materia di trasporti.

L’accelerazione dei processi

E appena il caso di precisare che le presenti iniziative attengono specificamente al tema dei disastri colposi, anche se non può farsi a meno di osservare che alcuni interventi, quali quelli in tema di depenalizzazione dei reati minori e di rivisitazione dell’udienza preliminare – della cui utilità di “filtro” delle imputazioni azzardate è oramai lecito dubitare, essendosi tale fase sempre più trasformata in un vero e proprio ulteriore grado di giudizio – sarebbero certamente auspicabili, in quanto gioverebbero indubbiamente ad una maggiore efficienza del sistema processual-penalistico in generale e, quindi, produrrebbero effetti positivi anche in relazione ai processi relativi ai disastri colposi. Tanto precisato, si richiedono i seguenti interventi legislativi : Inserimento dei disastri colposi e dei reati ambientali fra i processi da trattare prioritariamente, ai sensi dell’art. 132 bis disp. Att. C.p.p. Previsione della indisponibilità dei patrimoni degli indagati e degli imputati per i reati ambientali e per i disastri colposi fino alla definizione, rispettivamente, del procedimento e del processo e, comunque, estensione a tali reati della ‘confisca per equivalente’ (art.322 ter c.p.), quale rafforzamento sanzionatorio;

 Previsione della responsabilità sussidiaria da parte dello Stato per l’ipotesi di incapienza dei patrimoni degli imputati-condannati per tutte le azioni civili proposte (anche in sede penale) in relazione ai processi per reati ambientali e per i disastri colposi.

Controllo dei tempi di svolgimento delle varie fasi e dei diversi gradi di giudizio ed eliminazione e/o riduzione delle “stasi processuali”, con la previsione di specifiche sanzioni disciplinari ed azioni di rivalsa (legge Pinto) per le ipotesi di ritardi ingiustificati e, comunque, con l’obbligo di segnalazione semestrale alle Istituzioni sovraordinate da parte del capo dell’ufficio in caso di superamento dei termini massimi di ragionevole durata dei processi normativamente previsti.

Eliminazione e/o riduzione e/o requisiti più gravosi dei benefici premiali per tutti i soggetti condannati per reati ambientali e disastri colposi.

Previsione di specifiche pene accessorie per i soggetti condannati per reati ambientali e per disastro colposo, ivi compresa la perdita automatica di qualsiasi onorificenza e l’impossibilità di partecipazione, a qualsiasi titolo, alla realizzazione di opere pubbliche.

La tutela delle vittime e dei familiari delle vittime per i disastri colposi e per i reati ambientali.

Quasi tutti i componenti dei Comitati e delle Associazioni hanno personalmente constatato che i processi penali, ma anche i connessi procedimenti civili, sono ad “alti costi”, specie ove riguardino i disastri colposi e i reati ambientali, quasi sempre caratterizzati da lunghe istruttorie dibattimentali, a causa del numero elevato delle parti e da complesse e costose perizie, spesso espletate anche al cospetto di “imputati eccellenti” e di difese tecniche altamente specializzate.

E ciò comporta costi non sempre sostenibili dai familiari delle vittime, che percepiscono le spese necessarie per la partecipazione a processi improntati alla “parità delle parti”, come un ulteriore danno rispetto a quello subito, indirettamente, da parte dello Stato che non è riuscito a prevenire quel determinato reato ambientale o quello specifico disastro colposo, che sono tutti illeciti di peculiare allarme sociale .

Ecco perché i Comitati e le Associazioni, pressoché unanimemente, sollecitano una norma che assicuri a tutti i danneggiati dal reato un accesso alla giustizia favorito dalla gratuità dell’assistenza legale; e ciò può essere realizzato mediante l’inserimento delle vittime e dei familiari delle vittime di disastri colposi e di reati ambientali fra i soggetti che, a norma dell’art. 76, comma 4 ter del Testo Unico sulle Spese di Giustizia, possono essere ammessi al patrocinio a spese dello Stato anche in deroga ai limiti di reddito ivi previsti.

La prescrizione dei reati ambientali e dei disastri colposi

La riforma della prescrizione è senz’altro quella più avvertita dai familiari delle vittime. Se, infatti, le sofferenze per le perdite di congiunti e, a seguire, i danni subiti per la partecipazione ai processi sono, in qualche modo, sopportate, quel che i familiari delle vittime giudicano davvero inaccettabile è l’ombra della prescrizione che aleggia su quasi tutti i processi per disastri colposi e per i reati ambientali (emblematica la sentenza di prescrizione pronunciata dalla Cassazione sul caso “Eternit”). La prescrizione, infatti, viene percepita come una vera e propria “beffa” dai familiari delle vittime e suona come una sconfitta anche per lo Stato che non riesce ad assicurare giustizia e che non può rinunciare alla pretesa punitiva nel nome di un “diritto all’oblio” (sentenza n. 23 del 2013 della Corte Costituzionale) che può certamente valere per i reati minori, ma che non può essere invocato per le ipotesi, qui considerate, di particolare allarme sociale. I Comitati, cioè, sollecitano una riforma che renda inoperante il decorso del periodo prescrizionale dal momento in cui lo Stato esercita la pretesa punitiva nei confronti di un soggetto, perché l’azione penale – una volta esercitata – deve concludersi comunque con una pronuncia di merito, nell’interesse di tutti, vale a dire delle vittime, della società e dello stesso imputato.

Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sui disastri colposi.

Ed è proprio l’esigenza di conoscenza della verità, su una materia di indubbio interesse pubblico, che spinge i Comitati a richiedere, ai sensi dell’art. 82 della Costituzione, l’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta affinchè, con gli stessi poteri della magistratura, possa essere fatta piena luce sulle stragi colpose verificatesi in Italia, prevedendo che all’inchiesta partecipino necessariamente alcuni componenti dei Comitati.

 

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