Tre nuovi indagati nell’inchiesta del disastro ferroviario di Pioltello.

Tre nuovi indagati nell’inchiesta sul disastro ferroviario di Pioltello che mette in risalto l’assenza dei controlli e degli interventi  che avrebbero potuto evitare il 25 gennaio 2018 il disastro ferroviario che vide la morte di tre persone e il riferimento di altre cinquanta. I nomi dei nuovi indagati, tutti dipendenti di Rete ferroviaria italiana, si aggiungono a quelli delle altre otto persone (tra cui i vertici di Rfi e di Trenord) già iscritte nel relativo registro dai sostituti procuratori milanesi Maura Ripamonti e Leonardo Lesti, coordinati dall’aggiunto Tiziana Siciliano. Si tratta di Ivo Rebai, responsabile dell’ Unità operativa armamento «Ingegneria Civile» della Direzione territoriale di produzione di Milano; di Moreno Bucciantini, che fa parte dell’Ufficio programmazione e controllo linee Sud della stessa Direzione; di Marco Gallini, responsabile Rfi a livello centrale della diagnostica. Per loro i reati ipotizzati sono gli stessi degli altri: disastro, omicidio e lesioni colposi.

Le indagini della polizia ferroviaria e la perizia tecnica hanno stabilito che a far deragliare, alle 6 e 55 il treno all’altezza della stazione di Pioltello lungo la linea Cremona-Milano, fu il distacco di un pezzo di rotaia di 23 centimetri in corrispondenza di un giunto che univa i binari e che era difettoso da mesi. Non è il solo segnale di allarme che sarebbe stato trascurato perché, dopo l’operaio, anche Andrea Guerrini e Marco Albanese, dell’Unità di manutenzione territoriale di Rfi, già indagati, avevano segnalato più volte le pessime condizioni del giunto, ma le «falle nel sistema di gestione della sicurezza» hanno impedito di far scattare un intervento. Per i periti, controllo e manutenzione di una linea così trafficata sono risultati non idonei «ai fini della prevenzione di eventi come quello occorso». Dato che la rottura del giunto causava un’oscillazione della rotaia, che la faceva sbattere violentemente sulla massicciata ad ogni passaggio dei tantissimi treni che transitano su una delle linee più trafficate d’Italia, si intervenne nei mesi successivi rincalzando le pietre. Fino a novembre 2017 quando venne messa una tavoletta di legno per sostenere il giunto. In quello stesso mese, quei lavori che avrebbero dovuto essere fatti ad agosto, vennero messi in programma da Bucciantini e Rebai, ma solo per l’aprile del 2018. Nessuno si accorse della situazione era pericolosa, anche perché il treno «Sperry», che era stato noleggiato da Rfi in Svizzera su intervento di Gallini a fine 2017 dopo che il vecchio «Galileo» era rimasto fermo per un anno, aveva cominciato ad operare nel Sud, sulle linee ferroviarie della Calabria dove in quel periodo si erano verificate alcune rotture di binari. L’indagine, che è quasi terminata, fino ad ora sembra escludere responsabilità da parte di Trenord, che gestiva il treno, anche se i pm nei giorni scorsi hanno fatto eseguire ulteriori rilievi sulle carrozze.

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